La storia di E.

Dal 2018, A. è un paziente oncologico, ma l’attenzione con cui viene seguito dai medici ha allungato la sua aspettativa di vita.

“Una mattina chiamo disperato mia moglie perché andando in bagno noto coaguli di sangue nero. Immediatamente il medico di famiglia mi ha mandato a fare una ecografia da lì sono precipitato in un mondo parallelo. Da questo momento in poi sono stato supportato in tutte le fasi da mia moglie, con la quale ho preso tutte le decisioni. Abbiamo consultato quindi l’urologo da cui ero già seguito, il quale dopo aver visto la TAC ci dice che poiché il tumore aveva infiltrato la vena cava e si era diramato ai polmoni sarebbe necessario fare un intervento chirurgico e cercare di pulire quanto più possibile.

Nel frattempo continuavo a perdere sangue, così sono andato al pronto soccorso, dove una gentilissima oncologa ci raccomanda una biopsia mentre sconsiglia assolutamente l’intervento chirurgico. Può quindi immaginare la confusione generata, che ci ha portato a fare delle ricerche su internet dove, per puro caso (e sbaglio) prenotiamo una visita specialistica con un rinomato oncologo e nel giro di 2 giorni veniamo contattati per una visita. Dopo un vero e proprio attacco di panico, il professore ci propone un programma sperimentale a cui decidiamo di partecipare e così ogni mese andavamo in ospedale a fare la terapia. ma dopo 3 mesi la TAC ci svela che la malattia si era bloccata.

A quel punto il professore ci dice che se volevo affrontare l’intervento questo sarebbe stato l’unico momento per farlo. Mi hanno quindi asportato un rene e pulito la vena cava, ma nel frattempo hanno dovuto interrompere la terapia e in due mesi la malattia è riapparsa, con una metastasi al collo che ho potuto togliere.

Abbiamo ripreso poi la terapia, ma dopo poco tempo ho sofferto di molti effetti collaterali per cui siamo passati all’immunoterapia. La situazione è migliorata ma il cancro ha attaccato la prostata per cui ho affrontato 38 sedute di radioterapia che hanno “bruciato” tutto.

Successivamente è comparso nella zona dell’omero e all’anca, ma essendo seguito con molta accuratezza dall’ospedale, ogni qualvolta si ripresentava, immediatamente si interveniva. Ho affrontato anche ina cementificazione delle vertebre a seguito di una frantumazione dovuta all’immunoterapia, poi la malattia si è fermata.”

Come è cambiata la sua vita? Dove ha trovato un supporto nell’affrontare la malattia?

“Ero una persona molto attiva, ho passato momenti difficili in cui non volevo uscire di casa ma il supporto familiare mi ha incoraggiato a reagire e a sottopormi ai numerosi trattamenti, e grazie al supporto dei medici ho affrontato anche i pesanti effetti collaterali.”

Quindi può affermare di essere stato seguito bene dal team ospedaliero?

“Assolutamente, abbiamo incontrato tutte persone meravigliose, medici e infermieri. Ma non ci si deve mai fermare, bisogna sempre andare avanti perché come mi hanno insegnato i medici c’è sempre una soluzione.”

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